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In passato, gli antichi eruditi erano soliti identificare la sub colonia siracusana, chiamata Casmene,
con la città di Scicli, fondata, come dedotto dalle fonti, 90 anni dopo Siracusa.
Le ricerche in realtà hanno poi identificato Kasmenai situata in C.da Monte Casale, a Monte Lauro, nell’entroterra ibleo.
Si può parlare di un insediamento greco nel territorio sciclitano?
Sono tanti i rinvenimenti sporadici di monete o frammenti ceramici avvenuti in territorio di Scicli, vedi ad esempio presso la Grotta Maggiore (foto sotto) ma, tra tutti, allo stato attuale delle ricerche, c’è un luogo che ricade all’interno del territorio del comune ragusano, dove degli scavi archeologici hanno rivelato la presenza di una vera e propria organizzazione territoriale con strade e case attribuibili al periodo greco, ovvero alla foce del fiume Irminio, in contrada
Maestro.

Gli scavi in C.da Maestro
Già in passato i resti di quello che è stato definito emporio erano conosciuti agli eruditi locali (Bernabò Brea, Elio Militello, per citarne alcuni), ma per scavi sistematici si dovranno aspettare gli anni ’80 del secolo scorso.
Le indagini su questo abitato iniziarono infatti nel 1984 con una campagna di scavi condotta dal
dott. Di Stefano alla quale ne seguì un’altra nel 1985.
Dalle indagini è emerso, così come in molte altre realtà, la divisione dello spazio in lotti, divisi da
alcune strade e all’interno dei lotti è avvenuta l’edificazione degli edifici.
Il primo edificio scavato, riporta il dott. Giovanni Di Stefano, archeologo e docente universitario, all’interno del volume “Scicli, archeologia e territorio”, ha avuto più fasi costruttive: la prima fase costruttiva ha visto la creazione di tre vani, ai quali nella seconda fase è stato aggiunto un cortile. L’ultima fase vede anche la costruzione, nel cortile, di una tettoia aperta.
Dall’analisi della ceramica è stata scoperta un’attività commerciale molto attiva per la presenza di ceramica
corinzia, ionica, attica, laconico, massaliota (Di Stefano 1986)
La casa A, in base alla ceramica rinvenuta, è stata abitata tra il VI ed il V a. C.

Nella seconda campagna di scavi sono stati rinvenuti altri tre edifici, uno con una presenza
consistente di anfore, macine in pietra lavica che attestano frammenti di vita quotidiana all’interno
del sito in questione.
La scoperta sicuramente più interessante riguarda delle lamine in piombo, testimonianza di attività
commerciali nell’area, infatti queste testimoniano scambi economici, pagati in talenti, come l’ acquisto di grano o
di buoi.
Un’ultima importante scoperta fatta in questo sito, oltre a stoviglie da cucina e ceramica varia, fu
un’iscrizione arcaica su calcare locale che recita “Sono il cippo funerario di Stratone”.
Per la datazione di questo reperto è stato suggerito il periodo compreso tra il 475-450 a.C.

Un centro quindi vivo che sicuramente sfruttò le potenzialità geografiche del luogo, ovvero la
dislocazione nei pressi della foce del fiume Irminio, corso d’acqua che assicurava una sicura via di
penetrazione verso l’interno, ma che fu anche teatro di scontro nel 552 a.C. quando la sub-colonia
siracusana Camarina, alleata ai siculi, si scontrò con la madrepatria.

Rinvenimenti in C.da Cancelleri
Un altro importante sito è anche quello di contrada Cancellieri, dove è stata rinvenuta una fattoria,
più tarda rispetto al sito precedente, datata tra IV e III secolo a.C.
Le ricerche sono state condotte, riporta sempre il dott. Di Stefano, nell’Ottobre del 1979. Durante la
campagna di scavi sono stati rinvenuti sei ambienti, un cortile ed un probabile spazio di culto.
All’interno sono stati rinvenuti torchi e grandi vasi chiamati pithoi.
Questa struttura si è ipotizzato fosse usata per la produzione di miele ibleo, molto amato e molto
apprezzato nell’antichità.
C.da Punta Corvo

Un ultimo sito degno di essere menzionato è situato in contrada Corvo. Qui più che parlare di un
abitato siamo in presenza di una tomba isolata di cui conosciamo solo il corredo, oggi custodito
all’interno del museo civico di Modica che è stato datato tra la fine del VI e gli inizi del V secolo
a.C.
Questo, evidenzia la dott.ssa Angela Maria Manenti, archeologa sciclitana, testimonia come le
nostre coste, lì dove vi erano corsi d’acqua (nel nostro territorio Irminio o Fiumelato), erano molto
probabilmente frequentati da imbarcazioni che praticavano una navigazione di cabotaggio. Nel caso
della tomba di Punta Corvo la dott.ssa Manenti non esclude infatti la possibilità che si possa trattare
di qualche marinaio sepolto poi sulla terra ferma.
Il nostro territorio si svela ancora una volta ricco di storie da raccontare e di reperti da ammirare.
I reperti in foto sono custoditi presso il Museo civico “F. L. Belgiorno” di Modica (RG).

Paola Dantoni è laureata in Archeologia presso l’Università degli Studi di Catania ed è iscritta alla scuola di Specializzazione in Beni Archeologici con sede a Siracusa.
Nel 2018 ha partecipato alla prima sezione di scavi al Castello dei Tre Cantoni sito sul Colle San Matteo a Scicli (RG). Nell’estate 2021 ha partecipato alla campagna di scavi a Pompei. Dal 2019 fa parte del team di “Agire”, cooperativa che gestisce e valorizza turisticamente i Siti Culturali del Comune di Scicli.